Il Piccione Viaggiatore - Risposta alla lettera sesta, La realtà non esiste

Risposta alla lettera sesta

Da un`idea della Direzione Artistica della dante Genk, a cura di Alice Lenaz, in collaborazione con la scrittrice Manù Blanca.

“La realtà non esiste”



Cara Ali,

per un attimo le immagini della pioggia e del verde intenso dei tuoi freschi prati hanno dato sollievo, almeno nel pensiero, al caldo torrido degli ultimi giorni. L’estate non accetta di avere una data di inizio prescritta da un calendario; si è presentata una mattina senza avvisare e tutto l’intorno ha immediatamente seguìto il cambio d’aria e umidità, arrendendosi alla calura e rallentando il ritmo. Mi stupisce ogni volta l’armonia unica e perfetta della natura nel suo continuo mutare, mi ricorda l’eterna legge universale che fa da fondamenta all’esistenza: tutto cambia, continuamente. La fine determina un nuovo inizio, nulla resta immutato, tutto evolve e si trasforma.

Mi è venuto spontaneo chiedermi se anche io, come gli uccelli, i mari e le fragole, sto seguendo il flusso naturale galleggiando leggera sull’onda del cambiamento senza difese o paure inutili, semplicemente godendomi il panorama. Sono sempre più convinta che non esistano molti altri validi modi per vivere appieno il tempo che abbiamo a disposizione in questo vita, soprattutto dopo aver sperimentato la piena soddisfazione che si prova quando si fluisce seguendo un’elettricità invisibile che connette tutto con tutti e che non per forza necessita di una spiegazione logica e razionale, a differenza di noi umani. È proprio nella costante ricerca di una ragione valida e cerebralmente apprezzabile che ci siamo dimenticati del fascino luminoso dell’ignoto, della gioia inaspettata dell’imprevisto, dell’emozione assoluta della sorpresa, elementi naturali durante l’infanzia che poi, poco a poco, vengono demoliti e sostituiti da quelli artificiali comunemente accettati. Un po`come il tuo Virgilio alla sua di epoca, quando nemmeno il pensiero poteva allontanarsi troppo dalle leggi dell’uomo e chi, come lui, tentava un approccio innovativo semplicemente seguendo la propria inclinazione di spirito era rilegato alla solitudine intellettuale e emotiva. Tanti artisti nel corso dei tempi hanno visto recidere l’espressione della propria individualità, molti si sono conformati alle esigenze del momento più per paura di restare soli che incompresi. Eppure, le menti e i cuori che hanno scolpito nell’etere un segno del loro passaggio terrestre sono esattamente quelli che non si sono fatti intimorire dalla solitudine o dal giudizio altrui e che camminando per la strada che loro stessi avevano disegnato si sono trasformati in pionieri di percorsi inesplorati ed esperienze al limite del conosciuto, scoprendo nuove scintille in grado di illuminare il futuro dell’essere umano di una luce alternativa a quella imposta dal credere comune. In fondo, il fine ultimo del passaggio su questo pianeta è quello di lasciarvi qualcosa di noi stessi, un’impronta, una traccia che resti legata alla nostra memoria e ci renda immortali, non necessariamente per soddisfare l’ego bensì per condividere la scoperta e apportare il nostro personale tassello al cambiamento costante.

Ma si sa, le scoperte sono riconosciute tali quando accettate e confermate dai più, quando la scintilla che hanno innescato si amplia fino a raggiungere il visionario effetto nato nella mente del suo creatore e in quel preciso istante si disegna una nuova via universalmente percepibile. Detta così sembra che tutto lo “sporco” lavoro spetti a pochi illuminati dotati di particolare connessione con il proprio talento e incrollabile fede nelle proprie capacità naturali, ma in realtà altrettanto importante è il ruolo di chi si dedica allo studio e alla ricerca di verità alternative al copione prestampato per ingrandire la visione e apprezzare le sfumature sfuggite o coperte. Può apparire più facile, ma richiede tempo, dedizione, costanza e uno spiccato senso dell’intuito. La ricompensa è davvero inestimabile in termini di crescita, sviluppo personale, conoscenza e coscienza, un parametro che ognuno può misurare e calibrare al proprio livello di aspirazione e ispirazione. È di certo entusiasmante incontrare in parole, note, pennallate, concetti, menti e cuori una versione originale di una trama già straconosciuta che però riserva la sorpresa di un tesoro intonso. È un arricchimento totale, anche e soprattutto quando emergono realtà opposte alla nostra, che sovverchiano i punti cardine di un’esistenza improvvisamente estranea e lontana per rivelarne altri che, a sorpresa, risuonano di un canto antico e famigliare. Mi è capitato diverse volte di inciampare in artisti sconosciuti alla fama popolare e di rimanere meravigliata nell’ accogliere l’unicità di stile e di intenzione in barba alle mode e alle abitudini comportamentali generalmente assodate e assolute. In una di queste, grazie al suggerimento di un amico di sempre e per sempre, ho conosciuto Claudio Rocchi, cantautore, musicista e uomo di grande slancio spirituale che negli anni ‘70 lasciò un’impronta indelebile nella storia della musica e della sua funzione in Italia. Ammetto di non aver mai sentito parlare di lui fino a qualche anno fa, ma non appena ho ascoltato una sua melodia ho immediatamente riconosciuto un filo che mi ha agganciato a quegli anni in cui la musica era il più potente mezzo di comunicazione ed espansione di idee e di visioni rivoluzionarie. In particolare un suo brano è rimasto impresso a fuoco nella mente ma soprattutto nell’anima, già il titolo direziona l’orecchio e l’attenzione verso qualcosa di inaspettato: “La realtà non esiste”.

“...tra la destra e la sinistra aveva scelto l’alto perché era la posizione da cui si guardava meglio e si aveva una visione diversa e totale delle cose” - così lo descrive un periodista dell’epoca, cogliendo in pieno la direzione della sua ispirazione e proprio con questa canzone Rocchi definisce in modo semplice e accessibile a tutti la sua prospettiva, non solo con le parole del testo, ma con la sperimentazione di suoni elettronici e melodie della lontana India dove passa molti anni dopo l’allontanamento dalla Patria, immatura e tradizionalista per il suo talento.

Il più originale dei cantautori italiani e il più intransigente verso le sue convinzioni musicali, un artista intelligente e originale, un caso raro in Italia, un instancabile “agitatore culturale” figlio in tutto e per tutto degli anni Settanta, dei quali è stato grande protagonista" – ecco le parole che hanno accompagnato la sua carriera e la sua arte, riconosciuta e apprezzata dagli esperti del mestiere già al tempo e ancora più evidente dopo la sua morte. Non ricercava nè fama nè visibilità, ciò che davvero importava era l’eredità del suo messaggio e della sua musica che non dipendeva certo da fattori materiali. Battiato fu suo grande amico e sostenitore, collaborarono in diverse produzioni, accomunati dalla ricerca di attimi di assoluta bellezza che nulla hanno a che fare con ciò che i sensi percepiscono, fruibili solo attraverso le frequenze del cuore, un ascolto che parte da dentro, non che proviene da fuori. Una celebrazione della vita, di tutti i suoi aspetti, della luce e delle ombre, della gioia e del dolore più profondi, attraverso sonorità inesplorate e un’energia vibrante che è impossibile non arrivi dritta al centro del petto. Ti consiglio di ascoltarlo, con tutta la tua presenza, fisica, mentale e spirituale, sono certa coglierai il perno con cui Rocchi ha deciso di “prendere e andare”, come cita un suo ritornello e come tra poco farà il nostro piccione per tornare da te.

Ripongo i tuoi petali di rosa canina tra le pagine di un vecchio libro e ricambio il dono con un po’ di sabbia bianca a fare da scia al nostro messaggero.


Manu




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