Il Piccione Viaggiatore - Bacchanalia, Dioniso ai tempi di Traiano

Terza lettera

Da un`idea della Direzione Artistica della dante Genk, a cura di Alice Lenaz, in collaborazione con la scrittrice Manù Blanca.

Rekem, Belgio

18/3/2022

Manù mia,

La tua attesa è stata più lunga questa volta. Il peso della penna, gravoso delle ultime notizie dal mondo, è aumentato all`improvviso e mi sono chiesta se, il cancro che è una guerra, dovesse essere il protagonista di questa mia. Vi ho pensato a lungo, prima di incontrare il mio rifiuto. Troppo è il timore di renderla affascinante, attraverso le parole romanzate, troppo il dolore, per quest`ultima come le altre sciagure, che così tante anime devono sopportare in giro per il globo. Sarebbe come dipingere del sangue su una tela che ha per tema la violenza…per questo ho deciso di non farlo, perché ci sarà chi saprà affrontare questo tema, meglio di come potrei farlo io. Ho scelto invece di parlare di estasi, di danze sfrenate e abissi, per contrappore al male del mondo, il suo contrario.

Fossimo puellae della Roma antica, in questo mese di inizio primavera, certamente saremmo impegnate con i postumi di qualche Bacchanalia, le gambe grevi per lo sforzo nelle danze, in bocca il sentore del mosto del tempo, ben più denso e speziato del vino contemporaneo, in capo, con ogni probabilità, ancora qualche scintilla di entusiasmo, tra le tempie pulsanti. Così usava per celebrare Dioniso, tra tutti gli dei, il più misterioso, affascinante. Un`aura di estasi ed abisso circonda le membra di Bacco, nascosto nell`infanzia, per sfuggire dalla vendetta della gelosa Giunone, mascherato da bambina, mutato in agnello, sbranato e poi risorto, per intervento di Atena che ne salva il cuore. Un dio che racchiude in se più di un archetipo, per le numerose contraddizioni che ne dipingono il sentimento. Assassino, per i suoi trascorsi belligeranti sino alle terre d`India, come sanatore e curatore, mistico perfino. Androgino, per la capacità di dondolare fra il maschio e la femmina, sofferente e solo, folle e rumoroso. A lui veniva attribuito il potere di portare le gemme a maturazione, quale generatore della spinta della vita, nelle stagioni del Sole che ritorna.

Le celebrazioni a lui dedicate erano la perfetta traduzione di quanto scritto sino ad ora. La gioia delle stagioni più calde, galleggiava su fiumi di vino. Le danze furiose, che portavano allo stesso clima vissuto da oracoli e sibille, erano un balzo di sonagli, per ogni battito del cuore. I corpi, spogliati dall`ebrezza, si mescolavano attorcigliati. D`altro canto, non v`era momento migliore per commettere un crimine, un omicidio, per cedere alla rabbia, perché il vino forte, talvolta, setaccia anche il controllo e la ragione.

Tribuni, centurioni, comandanti, senatori e imperatori per fino, partecipavano ai Bacchanalia. I testi antichi ne raccontano le giornate con grande precisione, come fece Euripide ne “Le baccanti”, ma non esitano a comparire anche in pubblicazioni contemporanee.

Da qualche giorno, il mio consueto viaggio nel tempo, mi ha portato nella Roma antica, tra le pagine di un romanzo storico scritto da Gianluca D`Aquino, dal titolo “Traiano, il sogno immortale di Roma”. Le pagine, che hanno per finalino un elegante giavellotto, scorrono veloci tra le emozioni dei protagonisti e l`incastonatura delle loro gesta in un tessuto storico semplicemente perfetto. Ho avuto la fortuna di poter parlare con l`autore, il quale ha approfondito il tema dei Bacchanalia, presente anche nel romanzo.

INTERVENTO GIANLUCA D`AQUINO.

L’Optimus Princeps, Marco Ulpio Traiano, doveva avere a cuore Bacco, tra le altre cose “Dio del vino e della vendemmia” e quindi i Bacchanalia, a noi noti come Baccanali, la festività romana a sfondo propiziatorio, di origine greca, il cui nome deriva dai rituali dedicati al dio Bacco, per l’appunto. Questo perché il perfetto Traiano, così come la storia ce lo ha riconsegnato dopo 1900 anni dalla sua morte, aveva un solo vizio, due in realtà, il vino.

Lo storico Dione Cassio scrisse: «Egli spende molto per la guerra e molto anche per le opere in tempo di pace... preferisce farsi amare per i suoi comportamenti piuttosto che farsi onorare. Si mostra mite nei rapporti con il popolo, rispettoso in quelli con il senato; amato da tutti e fermo solo con i nemici [...] So bene che egli ama i giovanetti e il vino: se queste inclinazioni lo facessero fare o soffrire qualcosa di vergognoso o cattivo, sarebbe stato biasimato; ma può bere a sazietà, senza, tuttavia, perdere la ragione, e nei suoi divertimenti non fa mai male a nessuno».

Come dichiara lo storico, in effetti, tutti e a tutti i livelli amarono Traiano, un imperatore al servizio di Roma, come lui stesso amava definirsi e non l’imperatore di Roma. Scelse di essere chiamato Principe, primo tra i pari, a riprova della sua umiltà e abnegazione alla causa dell’Impero e del popolo, e fece affiggere all’ingresso della propria abitazione romana un cartello che recitava Palazzo Pubblico, affinché chiunque potesse entrarvi liberamente e chiedere udienza al padrone di casa. Lui che amava andare per le strade di Roma a incontrare il popolo, entrando nelle case e nelle botteghe, per conoscere direttamente le esigenze dei romani e potere intervenire per migliorare quanto la storia lo aveva chiamato ad amministrare.

Fece di Roma il centro del mondo, portò l’Impero alla massima estensione territoriale e condusse Roma in quella che sarebbe stata ricordata come l’Età Aurea, il periodo più splendente della storia di Roma. Per ottenere questo, dovette condurre le legioni oltre i limes conosciuti, varcare confini ostili e sconfiggere nemici ritenuti imbattibili, talvolta mitici, portando loro, dopo il ferro e il fuoco, civiltà e, nel tempo, quella che per i romani era l’idea di benessere.

Spesso le campagne militari, soprattutto quelle che caratterizzarono la vita di Traiano, iniziavano dopo l’inverno, in primavera, per mera casualità in concomitanza con il periodo dei Bacchanalia.

Il 25 marzo 101 d.C., a otto giorni dalle calende di aprile, Traiano partì da Roma per dare inizio alla expeditio dacica; nel marzo del 102, nonostante la brutta stagione tardasse a terminare, riprese le operazioni contro i Daci, predisponendo un’avanzata simultanea lungo più direttrici, deciso ad attaccare Decebalo direttamente nella fortezza dove si era rifugiato. Sto parlando della Campagna Dacica, l’impresa militare che rese Traiano immortale, di cui si narra lungo le spire del fregio della Colonna Traiana, meraviglioso monumento che il mondo apprezza e ci invidia, nel cuore di Roma, oggi come allora.

Immagino Traiano brindare all’inizio delle operazioni, con i suoi legati e centurioni, e con i legionari tutti, con i quali si dice avesse un rapporto quasi fraterno, alzando calici ricolmi di vino, perlopiù speziato, diluito con acqua, o con l’aggiunta di miele.

Probabilmente, la Delizia delle genti, come veniva definito dal popolo, si concedeva, nella sua perfezione morale, amministrativa e militare, qualche licenza nel corso dei Baccanali, che avevano anche una forma orgiastica ed erano notoriamente scandalosi e, sebbene Roma pullulasse di lupanari, nella Suburra, dove si prostituivano donne e maschi tutto l’anno, durante la ricorrenza, si narra che Cesare andasse a letto con le donne e con i propri generali, Traiano e Adriano andassero con maschi e giovani cinedi, i padroni con le schiave e le donne con gli schiavi.

Ma tutto questo, che a noi oggi può sembrare scandaloso e immorale, in quell’epoca aveva una propria liceità. E a Traiano, imperatore e uomo, nella sua duplice e molteplice veste, non portò altro che l’ulteriore possibilità di essere reso per quello che era e per ciò che il popolo, l’esercito e il senato di Roma videro in lui: un uomo vero, uno di loro, l’Optimus Princeps di Roma e dell’Impero.

La moralità…non v`è cosa capace di mutare più velocemente, radicalmente.

I bacchanalia vennero posti sotto controllo nel 186 a.C., con la precisa intenzione di diminuirne radicalmente lo svolgimento. Molti i templi distrutti, moltissimi gli adoratori del culto assassinati.

E tu Dioniso, in questo marzo belligerante, pigia ancora sulla maturazione delle gemme, esplodi fiori e profumi, e lascia che sbocci un`etica più elevata…che la morale di oggi, domani, sarà sorpassata.




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