CHE NE SARÀ DI QUESTA STORIA?

Amedeo Modigliani, Ritratto di Jeanne con collana, 1917

Jeanne Hebuterne, Ritratto di Amedeo con cappello, 1919

Questi pensieri non diventeranno inchiostro. In nessun taqquino, in nessun diario verrano raccolti. Gia`ne ho scritte di pagine, gia`ho tentato di comprendere il ritmo del fiume che e`questa mia famiglia, annotando anno dopo anno i mulinelli, le correnti. Quel che penso ora lo terro`per me soltanto, ben sapendo che non avro`mai il tempo che servirebbe a dimensionare la mia preoccupazione per te, piccola Jeanne. Mi chiedo come faro`a spiegarti i primi capitoli della tua esistenza, quali risposte scegliero`alle tue domande. Saro`mai capace a restituirti la certezza di una radice, di una provenienza? Crescerai ventosa come tuo padre, passionale e malinconica come tua madre? Ti saranno bastati 20 mesi soltanto per riuscire a ricordare le mani di entrambi a stringere le tue?

L`Amedeo mio nacque in estate, urlo`il primo pianto su un letto di lenzuola di lino, colmo sino ai bordi di argenti, preziosi e ninnoli, che`una legge vietava l`esproprio dei beni che poggiavano sul giaciglio di una partoriente. Da me prese l`amore per le parole, dal padre, Flaminio, uno spirito ardente. Un`infanzia ad intervalli la sua, divisa tra l`entusiasmo della scoperta del mondo e l`odore d`aceto delle pezze che, troppo troppo spesso, dovevo stendergli sulla fronte. Divenne poi un uomo ventoso, nonostante avesse proprio nel respiro il suo tallone d`Achille. Non aveva che 14 anni quando scelse la pittura, lo urlo`sul mio volto, amplificato dal delirio della febbre, mi strappo`la promessa di lasciarlo libero di seguire tinte e pennelli. Il suo primo Maestro, Guglielmo Micheli, era cosi`fiero di lui…

Amedeo si tuffo`cosi`in quel fiume, senza averne mai alcuna paura. Respiro`l`aria di Firenze, assorbendo le belle forme del passato, l`estrema eleganza delle linee, viaggio`verso Venezia dove si perse nelle tinte pulite e nella forza dei volti e dei corpi. Una corrente forte lo fece poi affluente della Senna e fu proprio a Parigi che la sua arte esplose. Ricordo bene la lettera in cui mi raccontava del suo primo studio, non piu`di dieci righe furono piu`che sufficienti. Un letto, un tavolo, due sedie, un baule e le cartelline colme di disegni. In poco tempo Montparnasse s`innamora. Il tuo papa`, con i riccioli scarpigliati, i suoi occhi neri come squarci sul volto, i sonetti di Dante che amava declamare nei caffe`parigini era una di quelle creature per le quali val bene la fatica di voltarsi al suo passaggio. Chi ne attraverso`le sponde ne usci`zuppo d`acqua. Picasso, Brancusi, Ravera, ognuno di loro spese emozioni e parole per lui.

La pittura di tuo padre e`una scheggia come nel cubismo, e`un vezzo come nel rinascimento, e`una macchia come nell`impressionismo. E`tutte queste corde, suonate tutte assieme. Il mio Modi`non dava spazio, tutto accadeva nel perimetro della tela. Non fu mai un pittore contemporaneo bensi`un artista moderno. Sulla punta dei suoi pennelli impastava gli insegnamenti di Cezanne insieme con la tradizione dei macchiaioli, mescolava furia e teatro con l`assenzio, per lui tutto era un mezzo e mai un fine.

Incontra tua madre nel carnevale del 1917. Una folta capigliatura scura a contornare un viso di madreperla, tanto forte era il contrasto che a Parigi la chiamavano Noix de Coco. S`innamorano subito, si scelsero con forza e passione. Crearono senza sosta, dipingendosi a vicenda, ritraendo i volti e gli animi, trasformando il due in uno, nell`arte e tra le braccia. Questa e`la natura del tuo nome, Jeanne Modigliani, una fusione, un distillato.

Impossibile separare una mescola cosi`stabile nella sua chimica. Lui smise di respirare nel gennaio del 1920, una febbre spessa si sedette sul suo letto. Pochi giorni ancora e il ventre, di Jeanne , gonfio nove mesi,  avrebbe dovuto dischiudersi. Tua madre appariva silenziosa, quando l`amico Zborowsky l`accompagno`in albergo, si disse stupefatto dal suo controllo. Cadde in errore, lesse calma ma si trattava di una resa.

Per questo, per paura, tengo le finestre chiuse e le tende tirate, perche`mai ti venga in mente di seguire il suo volo.

Cara piccola Jeanne, ti guardo standoti alle spalle, in quella parte del collo che, quando pieghi la testa, rivela l`attaccatura dei riccioli. Cerchero`di non temere per le assenze che ti circondano, di non addolorarmi per la sorte che ti fa orfana e figlia unica, in cosi`poche ore. Pensero`che davvero sarai Figlia dell`Arte, mentre siedi tra i ritratti di mamma e papa`, saranno loro a raccontarti la tua storia, saranno loro i tuoi genitori.

Chissa`cosa ne farai, di questa tua famiglia fiume, chissa`cosa ne sara`di questa storia…

Alice Claudia Lenaz

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