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LA MEMORIA DI ANTONIO

In occasione delle celebrazioni dedicate al giorno della Memoria, in un periodo dell`anno in cui ognuno e`chiamato a ricordare, a non voltare il viso e l`attenzione altrove, La Dante Genk e`estremamente grata ad Antonio Paolillo che ci ha dischiuso il suo racconto, che ci ha incollato alle sue parole, che ci ha`mostrato i frammenti piu`delicati e appuntiti della sua esperienza. L`Olocausto e`un tema difficile, le testimonianze dirette degli ex deportati, di chi ha veduto con gli occhi l`acume del male, sono stati per l`umanita`la prova piu`terribile dell`esistenza dell`odio. Passata la guerra molte anime sono riuscite a tornare alla vita, nonostante il tormento ancora negli occhi. Hanno ripreso in mano la loro storia e nonostante il fortissimo vento che ne muto`la crescita, come fa con gli alberi, in molti hanno mantenuto una speranza, hanno ancora sorriso, si sono innamorati…

Questa e`la storia di Antonio, che oggi vive a Gavi, tra colline del vin bianco, concepito nei giorni della liberazione, venuto al mondo senza aver provato il freddo dei campi, per un soffio soltanto…

 

Antonio nasce a Genova, il 29 dicembre del 1945. La madre, ebrea,  sceglie di non andare in ospedale. Dopo la perdita di una figlioletta, e con i retaggi della paura dei tempi da poco trascorsi,  ancora non si fida. Verra`registrato il primo di gennaio del `46.

 “Mio padre mi fece guadagnare un anno”, ci racconta.

“In che modo l`esperienza di quegli anni, le ha poi segnato nella vita?”

Non posso dire di aver vissuto la Shoah sulla mia pelle, un fatto che mi rende fratello di tutti i bimbi, come me, venuti al mondo allo scadere della guerra. Certamente non posso raccontare esperienze dirette, non posso descrivere la paura di nascondigli, la fame nello stomaco, il dolore di non poter rivedere mia madre o mio padre…tuttavia posso accertare quanto, una memoria cosi`vicina e cosi`faticosa, possa influenzare, condizionare un`intera esistenza.

In casa non si parlava dell`Olocausto per scelta. Troppo dolorosi quei ricordi, troppo recenti e complessi perche`la mente di chiunque trovasse una spiegazione. Ascoltavo, quasi di nascosto, le rare volte in cui i miei genitori menzionavano parenti e amici, ormai scomparsi. Brevi cenni, ma sufficienti per comprendere in fretta che quelle parole narravano di un tempo diverso dal mio. Ricordo che spesso si domandavano quale sorte avesse avuto un loro amico di famiglia, medico, ebreo e omosessuale. Di lui si sapeva soltanto che tento`la fuga, immaginando bene a quale destino sarebbe dovuto andare incontro, non lo videro mai piu`. Stessa sorte per un`intera famiglia, parente di mia madre. Due genitori e sette figli, stipati nei treni, stipati che neppure le bestie. Neppure di loro si seppe piu`nulla.

Avevo appena 4 anni quando imparai a leggere, sono sempre stato un bambino curioso. Nella folta libreria dei miei genitori imparai la bellezza della letteratura, della filosofia, passioni che ritrovai da grande alla facolta`di Lettere di Genova, dove mi iscrissi al corso di Storia. In mezzo a quei volumi ne afferrai uno, non posso scordarlo, l`unico che non riuscii a terminare. Si trattava del Mein Kampf, il famoso, terrificante saggio che Adolf Hitler scrisse nel `25, nel quale espose il suo pensiero politico delineando il programma del partito nazional socialista. Lo cosiderai davvero un brutto incontro. Scopri`in quell`occasione la tremenda lucidita`, l`organizzazione su cui ha poggiato l`operato delle SS. Compresi che quell`odio era proprio come il gasolio nell`acqua…espanso, largo, a toccare cosi`tante categorie, cosi`tante anime. Ebrei, slavi, zingari, omosessuali, artisti, malati. E`molto difficile descrivere la reazione emotiva, decisamente troppo forte la violenza, l`assurdita`che siano accadute, e ancora accadano, falciature cosi`aspre delle vite degli altri.

All`eta`di 11 anni iniziai a partecipare agli incontri del gruppo giovani Italia-Israele. Era il `56, nel pieno della guerra anglo-francese sulla questione del canale di Suez…Il gruppo mi aiuto`a sviluppare una maggiore coscienza su quanto era accaduto in passato ma una presenza troppo pressante da parte delle diverse fazioni politiche mi risulto`troppo condizionante. Ormai giovanotto iniziai gli studi universitari e cercai di mettere insieme le tessere di questo complicato mosaico in solitaria.

Ha mai dovuto patire forme di razzismo nei tuoi confronti?

L`esternazione del razzismo, nel dopoguerra, avveniva in maniera piu`laterale rispetto l`ostentazione del passato. Posto che nessuna delle sue forme possa mai essere in nessun modo accettata, l`evoluzione dei fatti della storia aveva insonorizzato qualche voce. Non era ad ogni modo inusuale che, in un Caffe`come per strada, dovessi ascoltare frasi del tipo “Mi sposto piu`in la`perche`c`e`puzza di ebreo”, esternazioni corollate dalle risate di alcuni dei presenti. Come si potesse ridere delle conseguenze di tali deformita`mentali.

Quali pensieri, sensazioni, quale strascico ha avuto questa esperienza nella Sua vita?

Me lo sono domandato spesso io stesso. Innanzi tutto, senza alcun dubbio, posso parlare di un forte senso di colpa. So per certo di non essere l`unico, molti dei sopravissuti, molti “figli”dei sopravissuti come me, avvertono fortemente un senso di rimorso. Deriva dalle domande filosofiche, esistenziali, di quelle che piu`o meno tutti ci si pone…Come mai a me no? Per quale motivo sono stato graziato? Negli anni ho scoperto che all`interno della comunita`ebraica questi quesiti rimbombavano in testa con grande forza. Conseguentemente alla mancanza di risposte in molti persero la fede, si sentirono smarriti. Credo sia anche necessario considerare l`efficacissimo lavaggio del cervello attuato fuori e dentro i campi, la metodicita`, il calcolo delle operazioni, laddove nulla veniva lasciato al caso. Si arrivava ai campi dopo la ghettizzazione, l`arresto, la deportazione, la separazione con i propri cari, gia`tremendamente impauriti. Il tempo di scendere dai treni per essere privati da qualsiasi esternazione dell`identita`, delle personalita`. I capelli rasati, i pigiama a righe, un numero al posto del nome…e questo nel migliore dei casi. I volti degli altri deportati divennero specchi, nei quali ognuno rivedeva la stessa sorte. L`Io muore, prima dei corpi. Dopo poco tempo la mente accetta tutto, per difesa, e a volte si da anche delle colpe inesistenti, per trovare un senso.

Basti pensare ai radi casi di ribellione, un argomento spesso trattato, male, anche dai cosiddetti approfondimenti. Le rivolte non sono state numerose, questo e`vero, nella maggior parte dei casi si manifestavano con una corsa senza sosta fino a scontrare il filo spinato elettrico. Moltissimi i suicidi, durante e dopo i campi.

Come si sente oggi, Antonio?

Come mi sento…ho appena letto dell`arresto di due giovani in liguria che stavano raccogliendo armi per organizzare un attacco antisemita, l`web pullula di gruppi di neonazi, rivedo comparire la svastica, tatuata su teste che con ogni probabilita`non sanno di quel che parlano, leggo degli insulti rivolti a Liliana Segre e devo dire che la perdita della vergogna in relazione all`ignoranza mi spaventa. Non posso dire di avvertire un`esplosione di speranza…tuttavia voglio credere che nonostante le momentanee correnti, il segreto del tutto, stia nella cultura, nella pratica costante della ricerca, in quella sete di curiosita`che diviene esigenza di maggiore consapevolezza.

QUALI TESTI CI CONSIGLIA DI RIPRENDERE, PROPRIO PER NON PERDERE LA MEMORIA?

Certamente Primo Levi, da leggere e rileggere, nella mente e ad alta voce. Anche una ripresa dei Salmi dell`antico testamento, perche`rappresenta inopinabilmente “la fonte”. I diari, da quello di Anna Frank a molti altri meno noti ma pur sempre cronache dirette. Anche alcuni romanzi possono accompagnarci in questa storia, ad esempio Olocausto, di Gerald Green, pubblicato nel `78. Certamente anche il mondo del cinema ha offerto spunti anche se ammetto di non aver amato troppo traduzioni poetiche dell`olocausto come quella da Oscar di Benigni, che ho trovato troppo decentrato  dalla realta`.

 

L`intervista, una lunga chiaccherata telefonica, e`terminata. E`passata piu`di un`ora dalla sua risposta al telefono, ci e`sembrato di meno…

Sono passati 76 anni da quel 27 gennaio del 1945, Antonio era ancora in grembo, ancora sembra ieri.

" E`avvenuto, quindi puo`accadere di nuovo: questo e`il nocciolo di quanto abbiamo da dire "

                                                                                                                                                                                                       Primo Levi

Scritto da Alice Claudia Lenaz

Foto di Maurizio Ravera - www.maurizioravera.it